Mi ero fatta un punto quando ho aperto questo blog, di non parlare e scrivere di libri che non mi sono piaciuti, ma solo di quelli che ho amato o che, in qualche modo, mi hanno lasciato qualcosa. Poiché ogni regola ha la sua eccezione, altrimenti non sarebbe più tale, oggi ho deciso di parlarvi di Cambiare l’acqua ai fiori. È un libro che ha riscosso un grande successo di pubblico, ma che non ha incontrato il mio gusto e qui vi racconterò perché.

La bellezza non basta

Inizio dicendo che ci sono cose belle in questo libro, altrimenti non sarei qui a parlarne, ma purtroppo ci sono cose che non me lo hanno fatto apprezzare a sufficienza. In questo romanzo si percepisce bellezza, una bellezza delicata e sensibile, che è la bellezza della natura, di una casa profumata, dei fiori, delle persone belle, dei rapporti umani. Una bellezza che fa sorridere e fa venir voglia di partire. 

Purtroppo però la bellezza da sola non basta, almeno non per me, almeno non in questo libro.

Iniziamo con i  continui cambi temporali. Io sono un’amante del flashback e del flashforward, se dosati sapientemente, ma non amo assolutamente che si salti da un tempo all’altro in ogni capitolo, perché mi crea confusione e mi dà l’idea che la storia arranchi. Avrei preferito che l’autrice avesse scelto un racconto cronologico con dei flashback messi ad arte per attirare ancor di più il lettore.

Violette, ma che mi combini?

L’idea della storia è bella, Violette fa la guardiana di un cimitero in un piccolo paesino della Borgogna, un mestiere che pochi amerebbero, ma che lei ama e da cui sa trarre il meglio. Tutto ruota attorno alla sua storia personale e agli incontri che fa al cimitero e che possono cambiarle la vita. Mi piaceva l’idea di un libro ambientato in un cimitero, è una cosa un po’ fuori dall’ordinario. E mi piace che Violette abbia una grande passione per l’orto e i fiori, che la natura e la terra le diamo un’energia che niente altro riesce a darle, specialmente nel momento più difficile della sua vita. È la stessa cosa che provo io quando scendo nel mio orto, magia pura!

Tuttavia, il modo in cui questa storia è scritta non mi è piaciuto molto, lo stile non mi ha catturata e inoltre Violette, vogliamo parlare di lei? In alcuni casi l’ho amata, la sua pazienza, la sua indulgenza, l’amore per le piante, la sua calma e la sua determinazione. A volte, invece, l’avrei presa a sberle: rassegnata, inerte, in passiva accettazione delle cose, non lotta per ciò che vuole, non crede di meritare di essere felice.

Io sono stata un ponte, un passaggio fra loro. Julien doveva passare attraverso me per capire che non poteva perdere la madre di suo figlio. Ma grazie a Julien so che sono ancora in grado di fare l’amore, che posso essere desiderata. È già qualcosa.

Ma come? E ti arrendi così, senza far nulla? è questo che non mi piace di lei, tranne in pochissimi casi lei lascia che le cose le accadano addosso senza fare nulla o quasi per modificarle. È convinta di non meritare di essere felice e se avrei potuto accettare questo all’inizio del libro (in fondo Violette è un’orfana che nessuno voleva e che passava da una famiglia affidataria a un’altra), mi sarei aspettata una crescita del personaggio, tanto più che ha incontrato un personaggio fantastico come Sasha!

Meno male che c’è Sasha

Ho adorato Sasha, in un momento in cui avevo deciso di lasciare il libro è comparso lui e mi ha convinta a restare, in questo devo dare atto a Valerie Perrin che è stata brava, ha messo il personaggio giusto al momento giusto e ha messo il colpo di scena al momento giusto di modo che alla fine ho letto tutto il libro. Chapeau per questo, perché normalmente non finisco un libro che non mi piace, ma questo ha qualcosa che mi ha intrigato. Peccato per lo stile e la scelta di tecniche narrative che non ho apprezzato.

Ad ogni modo penso che sia un libro che ognuno deve leggere per farsi una propria idea, so che questa mia recensione mi attirerà le ire funeste di molti che hanno adorato questo libro, ma sapete se mi seguite che io dico sempre quello che penso sui libri che leggo, e non potevo mentire su questo solo perché è stato un caso editoriale e piace a tantissimi di voi. Accetto le vostre opinioni se avrete voglia di condividerle con me, magari mi farete cambiare idea! Come diceva Bertrand Russel “Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono sempre sicurissimi, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi” e io sono pronta a  non essere sicurissima! 

 

Titolo: Cambiare l’acqua ai fiori

Titolo originale: Changer l’eau des fleurs

Autrice: Valérie Perrin

Traduzione: Alberto Bracci Testasecca

Casa editrice: e/o

Pagine: 476

2 commenti
  1. Ellen
    Ellen dice:

    Io non l’ ho letto ma, mi piace molto come costruisci le tue recensioni . Grazie leggo molto volentieri i tuoi giudizi💗

    Rispondi

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