Dio di illusioni è il folgorante esordio di Donna Tartt (la scrittrice de Il Cardellino per intenderci). Ed è folgorante sin dalle prime pagine, anzi, sin dalle prime righe:

Forse che una cosa come “il fatale errore”, quell’appariscente, cupa frattura che taglia a metà una vita, può esistere al di fuori della letteratura?

Cinque amici e un cadavere

Cinque amici e un cadavere: è così che si presenta Dio di illusioni.  Un corpo precipitato da un burrone e un gruppo di amici devastati dal dolore per la perdita? Non proprio. Ed è fin dall’inizio che questo romanzo si contraddistingue. Capiamo fin da subito che Bunny è stato fatto precipitare giù e che gli amici tutto sono fuorché disperati.

Con un lungo flashback, scopriamo che tutto ha inizio quando Richard, appassionato di greco e stanco della solitudine, viene ammesso ad Hampden, un prestigioso college del Vermont e decide di partire dalla California e continuare lo studio del greco classico. Ad Hampden entra nel piccolo microcosmo dell’affascinante professor Julian Morrow e dei suoi unici 5 studenti. 

Via d’uscita o fragile illusione?

Per Richard questo gruppo rappresenta la speranza di uscire dalla terribile solitudine in cui fino a quel momento era costretto a vivere. È un gruppo di ragazzi privilegiati, molto diversi da lui, che sono alla costante ricerca della bellezza e del piacere, attraverso il fascino che il mondo antico e quel carismatico professore esercitano su di loro. 

Tuttavia, questo mondo si rivela solo una fragile illusione, pronta ad essere sgretolata quando un vento impietoso farà crollare quel castello di carte, scoperchiando segreti, meschinità e fragilità di quel microcosmo. 

Il suo sguardo – inerme, folle – mi colpì come una manganellata: all’improvviso mi sentii addosso tutta l’amara, irrevocabile realtà della nostra azione, la sua malvagità. 

Un piccolo capolavoro

Questo romanzo è un piccolo capolavoro di indagine psicologica dei personaggi, tutti peculiari a modo loro e che sviscerano tematiche importanti come la ricerca del proprio posto nel mondo, la solitudine, l’amicizia, la fragilità delle basi su cui posano i rapporti, il senso di colpa, l’eterna lotta tra il bene e il male e tra giusto e sbagliato.

È un romanzo costruito magistralmente, che forse perde un po’ di forza nel finale, ma che nel complesso è decisamente ben scritto. 

Non c’è nulla di sbagliato nell’amore per la Bellezza; ma la Bellezza – se non è sposata a qualcosa di più profondo – è sempre superficiale.

 

Titolo: Dio di Illusioni

Titolo originale: The Secret History

Autrice: Donna Tartt

Traduzione: Idolina Landolfi

Casa Editrice: Rizzoli

Pagine: 622

Ci ho messo un bel po’ a decidermi di recensire Una vita come tante di Hanya Yanagihara e questo per una serie di ragioni, la più importante delle quali è che per molto tempo dopo averlo finito mi sono sentita orfana e anche un po’ ferita. So che può sembrare strano, ma questo è un libro talmente forte e la carica emotiva della sofferenza talmente alta, che mi ci è voluto un po’ per riprendermi. Non so perché, ma sembra che l’autrice abbia deciso di caricare le sofferenze del mondo su un unico personaggio e proprio quando pensi che non possa succedergli nulla di peggio, ecco che scopri che veramente al peggio non c’è mai fine. Insomma, Una vita come tante è un libro che spacca il cuore e dopo averlo letto ci mettiamo un po’ a riprenderci. 

Una vita come tante?

All’inizio sembra davvero una vita come tante, un gruppo di amici, Jude, Willem, Malcom e JB, la storia della loro vita e della loro amicizia. Presto si capisce che tutto il gruppo ruota attorno a Jude, protagonista indiscusso che appare sin da subito l’elemento più fragile, anche se fa di tutto per non darlo a vedere. La storia, ambientata a New York, si dipana nell’arco di circa quarant’anni. I 4 ragazzi si conoscono e diventano amici all’università, comprendendo sin dal principio che Jude porta un peso enorme sulle sue spalle, nonostante la sua ferma volontà di non pesare su nessuno.

Jude

Non si sa molto sul passato di Jude, tuttavia, andando avanti con la lettura si comprende che la sua tutto è tranne che una vita come tante. Cammina trascinando una gamba e talvolta ha degli attacchi talmente dolorosi da togliergli il respiro. I suoi amici gli stanno vicino con discrezione, lo aiutano come possono, anche se lui non vorrebbe mai aver bisogno di aiuto. E tutti cercano di trovare la loro strada nel mondo, diventano avvocati, attori, architetti, artisti, ognuno affrontando i propri problemi, ognuno festeggiando i propri successi. 

Tuttavia, al centro di tutto c’è sempre Jude, la cui storia si rivela piano piano e mano a mano che scopriamo cosa gli è successo pensiamo che no, più di così non si può sopportare, ora arriverà il meritato riscatto. 

Nessun riscatto

Ma no, non c’è riscatto in questo romanzo, nessun premio, nemmeno uno di consolazione. Jude è un personaggio come se ne incontrano pochi in letteratura; ha subito talmente tanto dolore e patito talmente tanta sofferenza da pensare di non meritare la felicità. E la vita, forse, gli dà ragione. Perché quello che gli dà sono solo piccoli, brevi momenti di felicità in una vita di dolore. Jude è un personaggio complesso, carico di tensione, fragile, che non ti si stacca di dosso.

Il suo traumatico passato, di cui lui non parla mai, emerge poco a poco e l’abilità della Yanagihara è di riuscire (quasi) sempre a farci fermare sull’orlo di quel baratro che è la vita di Jude. I suoi strani comportamenti, i silenzi, l’autolesionismo, la sua fragilità che stringe il cuore sono proprio le cose che ci spingono a volerne sapere sempre di più, fino però ad arrivare a desiderare di non aver mai saputo. Eppure non si riesce a staccarsi, non si riesce a non sperare. 

Cosa ci resta

Forse il grande tema è proprio questo, farci capire che l’amore, il fare parte della vita di qualcuno può contribuire più di quanto immaginiamo a lenire il dolore, a portare un po’ di gioia, a salvare, anche solo in parte, una persona. L’amore entra nella vita di Jude come un balsamo, un tentativo di trovare un punto di luce in una vita bastonata. Una vita da guarire, o forse solo da accettare anche nella sua ingiustizia. Una vita come tante è, nel suo titolo originale, una piccola vita, un modo di tenersi insieme e andare avanti, vivendo appieno quei momenti di felicità che la vita ci regala. 

Questo non è un romanzo per chi vuole il lieto fine ad ogni costo e nemmeno per chi auspica e si aspetta una sorta di giustizia umana o divina. Non c’è felicità fittizia, non c’è rivalsa e forse anche la speranza ad un certo punto viene meno. Ma ci sono piccoli momenti di gioia, attimi di felicità, amicizia e c’è Amore, quello con la A maiuscola che in qualche modo è sempre, poco o tanto, salvifico.

Questo è uno dei libri più belli che ho letto, è struggente, doloroso, di una bellezza straziante che non lascia indifferenti. Nonostante le lacrime, alla fine rimane lui, Jude, la nostra Nuova Zelanda.

 

Titolo: Una Vita Come Tante

Titolo originale: A Little Life

Autore: Hanya Yanagihara

Traduzione: Luca Briasco

Casa Editrice: Sellerio

Pagine: 1094

Memorie di una geisha è un romanzo scritto da Arthur Golden e basato sulla storia di Mineko Iwasaki, la geisha giapponese più famosa dei suoi tempi. Il romanzo è stato pubblicato nel 1997, ma la sua gestazione è stata piuttosto lunga: 15 anni. È uno di quei romanzi che trasportano il lettore in un viaggio nello spazio e nel tempo, facendoci vivere misteri e segreti di una categoria di donne che sempre suscitato fascino e curiosità. 

Memorie di una geisha: la trama

Chiyo è solo una bambina di 9 anni quando la sua famiglia, poverissima, prende una decisione durissima e irreversibile: viene portata a Kyoto e venduta a un Okiya, luogo tipico in cui vivono le geishe. La bambina viene venduta come serva e inizia a lavorare fin da subito, ma ha un’unica cosa in mente: trovare sua sorella, anch’ella venduta per soldi, e scappare da quella città. 

Purtroppo però dovrà vedersela con i capricci e le cattiverie di Hatsumomo, una geisha di notevole bellezza che l’ha odiata fin da subito. Sarà a causa di quei particolarissimi occhi grigi che la contraddistinguono? Hatsumomo farà di tutto per rendere la vita impossibile a Chiyo, anche e soprattutto quando inizierà a studiare per diventare una geisha. 

Anche durante l’addestramento per Chiyo è sempre difficile sopportare la situazione, perché tutto quello che lei vorrebbe è ritrovare la sorella e tornare a casa, è un chiodo fisso per lei. Tuttavia, studia e si impegna molto per diventare una geisha e, col nome di Sayuri, diventerà una delle geishe più desiderate di tutta Kyoto, con quegli occhi grigi che la rendono unica e le conferiscono un fascino irresistibile. 

Ci saranno però tempi duri, non solo per le geishe, ma per tutto il Giappone, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e, dopo la chiusura dell’Okiya, Sayuri rischia di finire a lavorare in una delle tante fabbriche belliche che nascono in quel periodo in tutto il Giappone. Riceve protezione, ma la vita sarà dura per lei e anche quando, dopo la guerra, riaprirà l’Okiya, non mancheranno invidie, vendette e trame ordite per rovinare la vita a Sayuri. 

Nel finale c’è uno sviluppo interessante. 

Stile e personaggi

Memorie di una geisha è scritto con uno stile scorrevole, elegante e avvincente, ricco di dettagli, di personaggi e di storie che coprono anche periodi molto duri, come quello della Seconda Guerra Mondiale. È veramente un piacere leggerlo. 

Uno dei personaggi che ho amato di più è sicuramente quello del Presidente, un personaggio sui generis, una figura che si stacca dalle altre del suo genere per i suoi modi gentili ed eleganti, per il suo rispetto e la sua comprensione. Una figura salvifica che fungerà anche da filo conduttore nella vita di Sayuri. In questo quadro, il finale del libro è perfetto. 

Le Geishe

Le geishe sono da sempre figure quasi leggendarie, che si muovono leggiadre in un mondo che non esiste più, un mondo lontano, affascinante e sconosciuto che questo romanzo fa rivivere. Un mondo spesso anche frainteso, pieno di bellezza, riti, lusso, splendidi kimono, sensualità, ma anche rivalità, gelosie, vendette, amori drammatici. La luce di una stella che guadagna il centro dell’attenzione e della scena getta inevitabilmente ombra sulle altre, che non accettano la cosa di buon grado. 

Fun Fact

Come anticipato, la storia è basata sulla vita di Mineko Iwasaki, ma Golden si è preso delle licenze letterarie che hanno modificato la storia, e soprattutto hanno contribuito ad alimentare il mito delle geishe come prostitute d’alta classe. In realtà si trattava più di artiste, che in nessun modo erano obbligate ad avere relazioni sessuali con i loro clienti. Mineko Iwasaki, la miglior geisha dei suoi tempi, non si dedicò mai ad alcuna forma di prostituzione. 

Dopo la pubblicazione e il grande successo di Memorie di una geisha, la Iwasaki denunciò Golden per diffamazione violazione di contratto. La geisha aveva infatti acconsentito ad essere intervistata solo a patto che non ci fosse alcun riferimento a lei, in quanto esiste una sorta di codice inviolabile nella comunità delle geishe, un patto di segretezza rispetto al loro mondo. Golden, al contrario, la citò tra i ringraziamenti, provocandole molti problemi e addirittura minacce di morte. Questo il motivo della denuncia, conclusasi con un maxi risarcimento da parte della casa editrice alla geisha. In seguito la Iwasaki pubblicò un suo libro di memorie, intitolato Storia proibita di una geisha. Una storia vera. con l’obiettivo di riabilitare la figura delle geishe. 

 

Titolo: Memorie di una geisha

Titolo originale: Memoirs of a geisha

Autore: Arthur Golden

Traduzione: D. Cerutti Pini

Casa Editrice: Tea

Pagine: 576

Devo ammettere che fino a qualche mese fa non conoscevo Peter Cameron e non avevo mai letto nulla di suo. Sono rimasta folgorata da lui perché è proprio uno di quegli scrittori che sembra guardarti dentro e questo per me è stato un po’ inquietante, ma soprattutto è stato amore a prima vista. Sono partita dalla fine, dal suo ultimo libro Che cosa fa la gente tutto il giorno? Una raccolta di racconti scritti tra il 1984 e il 2014 e pubblicati da Adelphi nel 2023. Uno dei piccoli tesori di questa casa editrice. 

Che cosa fa la gente tutto il giorno?

Già il titolo parla e ci parla. Peter Cameron, attraverso il suo spirito di osservazione fa proprio questo: scandaglia vite alla ricerca della risposta a questa domanda, senza mai rimanere in superficie e senza mai giudicare, bensì entrando empaticamente in contatto con queste vite e facendo sentire anche noi lettori parte di esse. Anzi, ci fa sentire che sta parlando proprio a noi. 

12 racconti che narrano le storie di 12 vite o spaccati di vite e di rapporti tra persone diverse, in momenti diversi della vita. Un viaggio nell’animo umano che ci fa vedere il lato più fragile, sfaccettato e complesso delle persone, che ci mostra persone che sopravvivono alla morte di una persona cara, persone che compiono scelte drastiche, persone che perdono tutto e devono ricominciare daccapo, persone che hanno dei segreti. Situazioni che l’autore indaga ben oltre la superficie, 

Normalmente non mi fermerei mai a guardare qualcuno che dorme sulla spiaggia, ma quando lo avevo conosciuto non mi ero comportato normalmente, ed è questo il modo in cui ci s’innamora: non essendo se stessi, oppure essendolo troppo, o ancora lasciandosi andare, e io avevo fatto una di queste cose o forse tutte e tre insieme

Facciamoci stregare

Peter Cameron mi ha stregato soprattutto per la facilità che sembra avere nell’indagare l’animo umano, le piccole grandi debolezze di una società che non sembra essere più capace di relazionarsi col prossimo, per la capacità di raccontare storie che parlino a tutti noi e ci facciano porre delle domande, senza minimamente giudicare. Tutti questi racconti hanno in comune la sofferenza, quella sofferenza che manda in crisi e ci rende consapevoli della necessità di un cambiamento per uscire dalla morsa del dolore. Forse non sempre il cambiamento che scegliamo di mettere in atto è quello giusto, ma l’importante è non stare nell’immobilità della sofferenza, perché solo così riusciremo a trovare noi stessi. 

Grazie Peter Cameron per questo piccolo gioiello. 

Stregata da lui ho subito dopo letto anche Un giorno questo dolore ti sarà utile, a brevissimo la recensione. 

 

Titolo: Che cosa fa la gente tutto il giorno?

Titolo originale: Aria

Autore: Peter Cameron

Traduzione: Giuseppina Oneto

Casa Editrice: Adelphi

Pagine: 188

Ti prendo e ti porto via è uno dei primi libri di Ammaniti che ho letto ed è stata la consacrazione di un amore che dura ancora oggi. 
Ti prendo e ti porto via è ambientato in un paesino del Lazio, Ischiano Scalo, dove corrono parallele la storia di Pietro Moroni, seconda media, una famiglia disastrata e tutti i problemi dell’adolescenza, e quella di Graziano Biglia, musicista fallito che rientra nel paese natale per aprire una jeanseria. Storie di periferia che si dipanano tra momenti tragicomici descritti con maestria e abilità e momenti molto profondi e a volte commoventi.
 

L’adolescenza difficile di Pietro

Pietro è un ragazzino alle prese con i problemi dell’adolescenza, i bulli della scuola, il primo amore, il senso di inadeguatezza, il desiderio di essere accettato, la paura di essere diverso. Il tutto senza avere alle spalle una famiglia che lo supporti. Pietro ha due grandi passioni: la sua amica Gloria (e suo grande amore segreto) e i piccoli animaletti. E’ costretto a crescere un fretta, destreggiandosi tra una famiglia malandata (una madre depressa e un padre alcolizzato e violento) e una scuola miseramente incapace di proteggerlo dai bulli. E cos’ “il cazzone” come lo chiamano i bulletti è spesso costretto ad affrontare situazioni più grandi di lui e a trovare da solo la via per la salvezza. 

Graziano Biglia, l’eterno ragazzo

Graziano Biglia, musicista e dongiovanni semi-fallito, dopo aver girato il Sudamerica suonando, si innamora di una valletta televisiva e sogna di sposarla e aprire una jeanseria con lei. Torna quindi al suo paesino natale, Ischiano Scalo appunto, per preparare tutto il necessario per l’arrivo di Erica Trettel.
Le cose non andranno proprio come previsto, ma si apriranno nel frattempo possibilità interessanti per lui. Incontra infatti la professoressa Flora Palmieri uno dei personaggi ottimamente riusciti di questo romanzo, insegnante di Pietro e Gloria, ma non saprà gestire in modo adeguato il rapporto con lei. 
 

Ti prendo e ti porto via

Le due storie scorrono parallele, toccandosi appena di tanto in tanto e unendosi poi nel finale. In un continuo di episodi tragicomici, situazioni grottesche e scherzi del destino si fanno strada i vari personaggi così assurdi e strampalati eppure così orrendamente reali, a volte ai limiti del paradosso. Sullo sfondo si consuma la tragedia di un ragazzino che non sa se sopravvivrà a quel passaggio vorticoso della vita che è l’adolescenza, e quella di un uomo-ragazzino che ha il non-dono di fare sempre la scelta sbagliata. 
La trama è intessuta magistralmente, eventi e personaggi si incastrano l’uno con l’altro come tessere di un puzzle fino a quell’epilogo inatteso e spiazzante, dove però tutto sembra trovare il proprio posto. I personaggi sono veramente ben delineati, con caratteristiche peculiari e alcuni di loro sono veramente caratteristici e in alcuni momenti poi ci si scompiscia letteralmente dalle risate. Ammaniti si dimostra già quell’abile narratore che poi troverà in Io non ho paura la sua consacrazione. Personaggi egregiamente delineati, perfetto equilibrio tra tragico e comico e finale con sorpresa. Cosa vogliamo di più?
 

Ma vogliamo parlare di Italo Miele?

Non potevo non dedicare uno spazio a quel personaggio straordinario che è Italo Miele. Si tratta di un personaggio secondario, ma indimenticabile. E’ il bidello della scuola di Pietro e Gloria, un uomo obeso e rozzo, che si rende protagonista lungo tutto il romanzo di scene tragicomiche. Tradisce spesso la moglie con delle prostitute ed è proprio con una delle sue prostitute preferite che si rende protagonista di una delle scene più esilaranti di tutto il romanzo, ai limiti del grottesco. Vi assicuro che non dimenticherete tanto facilmente Italo Miele.

Fun facts

Concludo con due piccole curiosità. La prima riguarda i nomi dei personaggi di Niccolò Ammaniti, che sono spesso interessanti e mai banali, spesso anzi comici, grotteschi e quasi sempre perfettamente aderenti alla personalità. Italo Miele o Quattroformaggi sono degli ottimi esempi. La seconda curiosità riguarda il fatto che da questo romanzo nasce la canzone omonima di Vasco Rossi, Ti prendo e ti porto via

 

Titolo: Ti Prendo e Ti Porto Via

Autore: Niccolò Ammaniti

Casa Editrice: Einaudi

Pagine: 522

Il velo dipinto è un romanzo del 1925, ma credetemi se vi dico che vi conquisterà. Come racconta lo stesso autore nella prefazione, la storia comincia a farsi strada nella mente di Maugham quando gli viene raccontata la storia di Pia de’ Tolomei, di cui Dante narra al quinto canto del Purgatorio:

“Deh, quando tu sarai tornato al mondo,
e riposato de la lunga via”,
seguitò ‘l terzo spirito al secondo,
“ricorditi di me, che son la Pia;
Siena mi fé, disfecemi Maremma:
salsi colui che ‘nnanellata pria
disposando m’avea con la sua gemma”.»

Pia era una gentildonna senese il cui marito sospettava di tradimento e per questa ragione la mandò nel suo castello in Maremma, non osando metterla a morte per paura della reazione dei familiari. Sperava sarebbe rimasta uccisa dai mefitici vapori del luogo, ma poiché questo non accadde, alla fine la fece gettare dalla finestra. (Clicca qui se vuoi saperne di più su Pia de’ Tolomei)

Noia e frivolezza

Kitty è una donna bella e frivola che decide di sposare Walter Fane, un uomo innamoratissimo di lei, ma che invece lei non ama. La decisione di sposarlo pare arrivare inaspettatamente e puramente per ragioni non sentimentali: la paura di rimanere zitella (nonostante i molti pretendenti) da un lato e l’orgoglio di impedire alla sorella, meno bella e più giovane di lei, di sposarsi prima e meglio. Tuttavia Kitty non ama Walter, anzi, a tratti lo disprezza. Walter è un uomo mite e gentile e la ama nonostante la sua indifferenza. I due si trasferiscono subito dopo le nozze a Hong Kong, dove Kitty presto si innamora di Charlie Townsend e i due presto diventano amanti. Charlie è bello, di successo (Walter è solo un batteriologo, mentre Charlie è il vice governatore della colonia) e Kitty arde di passione per lui. 

Dalle stelle…

Walter, una volta scoperto l’adulterio, si dice disposto a lasciar andare Kitty, a condizione che anche Charlie divorzi dalla moglie e la sposi. Nell’eventualità che questo non dovesse succedere, lei sarebbe costretta a seguire Walter a Mei-tan-fu, un villaggio funestato dal colera, dove lui andrà a prestare servizio come medico. Se ricordate la storia di Pia de’ Tolomei potete immaginare dove finisce Kitty ed è proprio qui che comincia la parte interessante della storia. Costretta in un luogo inospitale, colpito da un’epidemia mortale, priva delle comodità e delle agiatezze a cui era abituata Kitty inizia un viaggio interiore. E sarà un viaggio di crescita personale per lei, che segnerà un’evoluzione dell’anima. Il cammino è duro, irto di sofferenza e di difficoltà, ma è un cammino verso la redenzione e la purificazione dell’anima. 

Il velo dipinto

La crescita spirituale e psicologica della protagonista è uno degli elementi più importanti e più interessanti del romanzo e il velo dipinto rappresenta proprio la vita frivola e votata all’apparenza che Kitty conduceva. Il titolo del romanzo viene da una poesia di Percy Bisshe Shelley (clicca qui per il sonetto completo):

“Non sollevare quel velo dipinto, che quelli che vivono chiamano vita”.

Il velo dipinto è una storia anche di perdono, oltre che di crescita e di scoperta dell’altro. Attraverso uno stile scorrevole ed elegante, Maugham ci fa scoprire la Hong Kong degli anni venti, complici anche le sue meravigliose descrizioni, e pian piano ci fa scoprire le caratteristiche di personaggi ben costruiti e convincenti. Molto potente è anche la netta differenza tra la sfarzosa Hong Kong e la misera, brutta e morente Mei-Tan-Fu. 

Questo libro è un piccolo gioiello che non potete perdere, credetemi. 

 

Titolo: Il velo dipinto

Titolo originale: The Painted Veil

Autore: Somerset Maugham

Traduzione: Franco Salvatorelli

Casa Editrice: Adelphi

Pagine: 234

Ninfa Dormiente di Ilaria Tuti è un romanzo che mi ha molto colpito nel suo genere. Ormai sapete che non sono una super appassionata di gialli, thriller e noir, ne leggo solo qualcuno ogni tanto, ma questa scrittrice mi ha conquistata. 
 

Chi è la Ninfa Dormiente?

Teresa Battaglia è un commissario di polizia specializzato in “cold cases”, vecchi casi mai risolti. Questa volta è alle prese con qualcosa di peculiare: è stato ritrovato un dipinto che tutti credevano smarrito, la Ninfa dormiente, ultimo capolavoro di Alessio Andrian, il cosiddetto pittore partigiano. Il dipinto, datato 20 aprile 1945, è il ritratto di una giovane donna che strega chiunque lo guardi per la sua bellezza e l’accuratezza dei dettagli.
Ma il ritratto nasconde un macabro segreto: è stato dipinto con il sangue e può essere solo il sangue della ninfa stessa, la quale, quindi, deve essere stata uccisa.
Ma cos’è successo quel giorno? L’unico a conoscere la verità è l’ autore del quadro, Alessio Andrian, il quale, però, si è votato al silenzio e all’immobilità da quando fu ritrovato coperto di sangue e in fin di vita nel maggio del 1945. Benché il suo corpo sia ancora funzionante, l’anima di Alessio è come morta, rimasta intrappolata nel giorno della tragedia vissuta 70 anni prima. Ha deciso di smettere di camminare e di parlare, chiudendosi in un muto dolore.
Cos’è successo quindi il 20 aprile 1945?
 

I miti della Val Resia (non solo la ninfa dormiente dunque)

L’indagine sul caso porta Teresa Battaglia e il suo team in Val Resia, piccola valle che ospita un popolo che tiene ancora vive antiche tradizioni millenarie. 
Porterà alla luce molto più del solo segreto che si nasconde dietro il quadro, entrerà nel cuore e nell’anima dei protagonisti scavando solchi profondi e costringendoli a fare i conti con le loro fragilità. 
In questa valle si intrecciano misteri, amore, sangue, esoterismo, sciamanesimo femminile, boschi scuri e riti segreti. Teresa e i suoi collaboratori troveranno un ambiente ostile ad accoglierli in Val Resia, una valle chiusa e gelosa dei suoi segreti. Insieme all’ispettore Marini, le cui vicende personali si intrecciano alle indagini sulla ninfa dormiente, a Blanca, una ragazza cieca e al suo cane Spooky, capace di trovare cose che nessun altro trova, Teresa Battaglia cercherà di aprirsi un varco in questo mondo complesso per capire cosa è successo alla ninfa dormiente. 
 

Teresa Battaglia

Teresa Battaglia è una donna forte, a volte brusca, tenace, lucida e fredda, ma anche materna e compassionevole, forte e fragile, come una luce che nasconde delle ombre. e ombre nella vita di Teresa Battaglia ce ne sono eccome.

Mi chiamo Teresa Battaglia e sono un commissario di polizia specializzato in profiling. Questa potrebbe essere l’ultima indagine che svolgerò. E, per la prima volta nella mia vita, ho paura di non poter salvare nessuno, nemmeno me stessa

Al personaggio di Teresa Battaglia, uno dei personaggi femminili più belli degli ultimi anni, è associato il tema del tempo che a Teresa sembra scivolare via dalle dita e che lei cerca di fermare tra le pagine di un quaderno. Cosa succede al tempo se smettiamo di ricordarlo? Ma il tempo è anche quello del quadro, un tempo che si è fermato nel 1945, il tempo del dolore inesprimibile di Alessio, il tempo del passato di Massimo Marini. 

Che ne sarà di Teresa?

La scrittura di Ilaria Tuti è ricercata, ma coinvolgente, capace da un lato di creare un ambiente misterioso e mistico e dall’altro di tenere il lettore incollato alle pagine non solamente con la classica domanda: ma chi è l’assassino? Ma anche con la domanda fondamentale: che ne sarà di Teresa? Sarà veramente la sua ultima indagine? E che ne sarà di Massimo? Le risposte arriveranno (non tutte) e saranno tutte in qualche modo intrecciate.

Il finale è originale e l’ho apprezzato molto, il che non capita così spesso, tuttavia ci lascia con una domanda aperta: rivedremo ancora Teresa Battaglia? Temo che l’unico modo per avere una risposta sia leggere gli altri libri di Ilaria Tuti (clicca qui per sapere quali sono)

 

Titolo: Ninfa Dormiente

Autore: Ilaria Tuti

Casa Editrice: Longanesi

Pagine: 478

Ciò che inferno non è ci parla e lo fa direttamente allo stomaco. È la storia di Pino Puglisi, ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993, e di quello che ci ha lasciato. 

Brancaccio e la tombola del destino

1993, Federico è un liceale sognatore che ama guardare il mare, perdersi nell’orizzonte e leggere poesie. Vive in un quartiere residenziale di Palermo e il suo cuore di diciassettenne è pieno di domande. 

I ragazzi si aspettano sempre gioia dalla vita, non sanno che è la vita ad aspettarsi gioia da loro. 

Ama le parole perché lo ancorano e lo spingono verso l’ignoto. 

Don Pino, invece, vive a Brancaccio, un quartiere nel quale “chi ha una sigaretta e una pistola è un eroe”. Don Pino, detto 3P, insegna religione nel liceo di Federico e fino ad ora per lui è stato solo questo, l’insegnante di religione, e apparentemente non c’è motivo per cui le cose debbano cambiare. L’estate di Federico è già stata programmata, lo aspetta un viaggio-studio in Inghilterra. Ma un incontro casuale per strada con  il suo professore di religione rischia di cambiare le carte in tavola. La tombola del destino forse ha in serbo qualcos’altro per lui. 

Don Pino Puglisi

Questo romanzo è un omaggio a Don Pino Puglisi, una figura umile ma centrale nella lotta alla mafia. Lui si definiva un rompiscatole.

Uno che rompe le scatole in cui ti nascondi, le scatole in cui ti ingabbiano, le scatole dei luoghi comuni, le scatole delle parole vuote, le scatole che separano un uomo da un altro uomo simulando muri spessi come quelli della canzone dei Pink Floyd. 

Don Pino cerca di portar un po’ di luce in un quartiere buio e oscuro di Palermo, un quartiere dove l’inferno si tocca con mano ogni giorno. 

L’inferno esiste. Ed è qui. In queste strade feroci in cui i lupi fanno la tana. E gli agnelli insanguinati tacciono perché hanno più cara la vita di ogni altra cosa. E il sangue è il marchio della vita,  perché se la parola non salva lo dovrà fare il sangue. 

E anche Federico comincia a capire come può essere diversa la vita se la tombola del destino ti fa nascere in un quartiere come Brancaccio

Ciò che inferno non è

Don Pino sa che la forza della mafia sta nel consenso. Sa anche che “l’inferno è tutte le volte che decidi di non amare o non puoi amare”. E quindi ama, ama sempre e incondizionatamente, ha la forza di sorridere anche di fronte a situazioni difficili, dà a tutti una seconda possibilità, ha a cuore le persone, sa distinguere “tra chi è semplicemente maleducato e chi è educato al male”. Perché sa che

Se nasci all’inferno hai bisogno di vedere almeno un frammento di ciò che inferno non è per concepire che esista altro. 

D’Avenia

Non avevo mai letto nulla di D’Avenia e onestamente fatico a trovare le parole giuste per esprimere ciò che questo romanzo ha lasciato in me. Questo libro è stato un viaggio, un viaggio in un quartiere consumato dalla mafia, un viaggio nelle persone che vivono, o sopravvivono, in mezzo alla violenza e alla paura. Un viaggio illuminato dal sorriso di Don Pino, non un personaggio, ma una persona vera, terribilmente vera, che non ha mai smesso di lottare, nemmeno quando il sorriso gli è venuto meno e la solitudine è arrivata prepotente, nemmeno quando si sentiva troppo piccolo per rendere il mondo un posto migliore. 

Come si fa ad amare chi ti sputa in faccia?

Come si fa ad amare chi ti uccide?

Ciò che resta è il messaggio potente di questo sacerdote, un messaggio di coraggio e amore, un invito a non abbassare lo sguardo, ma a vedere e a guardare, e a farlo a testa alta, perché “l’inizio dell’inferno è abbassare lo sguardo, chiudere gli occhi, voltarsi dall’altra parte e rafforzare l’unica fede spontanea che la Sicilia conosca, quella fatalistica e comoda del tanto nulla cambierà”. 

Togli amore e avrai l’inferno. Metti l’amore e avrai ciò che inferno non è. 

 

Ciò che inferno non è

TITOLO: Ciò che inferno non è

AUTORE: Alessandro D’Avenia

CASA EDITRICE: Mondadori

PAGINE: 317

Confidenza è un romanzo che ci mette di fronte ai limiti del nostro tempo, al nostro essere troppo legati all’apparenza e a ciò che gli altri pensano di noi. Un libro sulla mediocrità, l’arrivismo e l’ipocrisia che a volte contraddistingue l’essere umano. 

Una confidenza scomoda

Pietro e Teresa si conoscono a scuola, Pietro è un insegnante e Teresa una sua allieva, che, dopo la maturità, torna a cercarlo e i due iniziano una storia d’amore. Ma non è l’amore il protagonista di questo romanzo, bensì i segreti. Sì, perché i due hanno un rapporto burrascoso e, per tenersi insieme, decidono di farsi una confidenza, di rivelarsi un segreto scomodo, qualcosa che li fa vergognare e che vorrebbero nessuno sapesse.

Naturalmente la storia tra loro finisce, ma il segreto che Pietro racconta a Teresa, quella confidenza fatta quasi per gioco, lo perseguiterà anche dopo aver incontrato e sposato Nadia ed essere diventato una persona di un certo successo.

Maschere o volti?

Si tratta di un libro sull’importanza che riveste per noi il giudizio degli altri, sulle maschere che portiamo, sui fragili bastoni su cui spesso poggiano le reazioni.

Starnone indaga l’animo umano nella sua parte più recondita, scomoda, in accettata. Quel male che non si vede se non in alcuni fugaci attimi, attraverso veloci lampi negli occhi o labbra che si arricciano.

La storia di Pietro e Teresa è passionale, ma logorante, scavano dentro la parte peggiore dell’atro, quella che sta dietro la maschera di brav’uomo, marito dolce e professore gentile. Quel segreto perseguiterà Pietro per tutta la vita, la paura che la sua parte meschina venga a gala lo paralizza. Perché, alla fine, ciò che conta è chi siamo sotto a tutte quelle maschere. E Pietro è un uomo mediocre. E da uomo mediocre teme le conseguenza di quella confidenza. 

Mi augurai di non avere niente da occultare, ero definitivamente un brav’uomo, anche se con Teresa dovevo stare sempre sul chi vive, c’era il pericolo che intervenisse e mandasse in rovina ogni cosa come succede alle figure disegnate coi gessetti sul marciapiede quando cade la pioggia e i passanti con le scarpe mescolano colori, acqua e sporcizia.

Traspare quindi un desiderio quasi forsennato di apparire come una brava persona. Pietro sposerà una donna mediocre, o meglio, una donna che per lui si annullerà, accanto alla quale lui brillerà, in una sorta di riscatto dopo essere stato eclissato da Teresa. Nadia diventerà una donna frustrata dall’egoismo del marito e questa situazione impedirà a entrambi di avere un rapporto basato sul dialogo. E l’ombra di Teresa incombe sempre su Pietro.

Una storia che non passa

La storia è raccontata da tre punti di vista, quello di Pietro, quello di Teresa e infine quello di Emma, la figlia di Pietro e Nadia, la cui vista è annebbiata dall’amore e dalla venerazione per il padre. Devo dire che avrei trovato molto interessante avere anche il punto di vista di Nadia, forse avrebbe portato ancora più pepe in questa storia. 

Questa storia rimane dentro e spiazza, emoziona, fa riflettere. Starnone riesce a catturare la violenza emotiva con una precisione tale da lasciare senza fiato. E ci accompagna mano nella mano fino al finale, che poi tanto finale non è. 

Titolo: Confidenza

Autore: Domenico Starnone

Casa Editrice: Einaudi

Pagine: 141

L’evento di Annie Ernaux è un colpo al cuore, ma anche alla Storia, che vorrebbe lasciare nell’oblio generazioni di donne che si sono trovate a fare una scelta durissima. È un libro doloroso da leggere, ma non tanto quanto dev’essere stato doloroso scriverlo. Eppure la Ernaux ha capito che era importante scrivere questa storia, perché sapere è il primo passo per migliorare. 

Agire nell’illegalità

Nel 1963 in Francia l’aborto era illegale. Cosa può dunque fare una ragazza di 23 anni che si ritrova incinta? La sola parola aborto è impronunciabile, c’è un clima di oppressione e illegalità intorno a questo argomento. A volerne parlare coi medici si ricevono sguardi torvi e caldi incoraggiamenti a non sfiorare nemmeno l’argomento. Nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, minacce di denuncia, lavaggi del cervello o rifiuti a continuare a seguire la paziente⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
L’unica via è quella clandestina: qualcuna ci prova da sola, altre si rivolgono a una mammana. In entrambi i casi, non si può mai sapere come vada a finire. Il processo è doloroso e pericoloso. Si rischia la vita. Ma a volte non c’è scelta. 

L’evento⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀

Annie Ernaux ripercorre una tappa dolorosa della sua vita e lo fa in modo così autentico da farci entrare in ogni sua sensazione. Spaesamento, apatia, dubbio, disperazione si alternano nella mente e nel cuore di una ragazza troppo giovane e sola. I medici non sono d’aiuto e i rischi sono altissimi. Ma a volte non c’è scelta, anche se questo significa rischiare di stare tra la vita e la morte. Questo è l’evento. 

Il mio cuore di lettrice si è fermato più volte nel corso della lettura, le parole della Ernaux entrano in profondità e si incidono nelle pareti del cuore. Mi sono chiesta spesso cosa avrei fatto io al suo posto. Come mi sarei sentita a non avere nessuno a cui rivolgermi? Nessuna protezione, nessun aiuto, nessuna mano amica? Circondata da dogmi e facili giudizi. Quanto coraggio ci vuole a rischiare la vita per un diritto negato?

Ombra e oblio

Questo libro è così vero che fa male, una testimonianza che dà voce a tutte quelle ragazze che sono state lasciate sole, nell’ombra e nell’oblio da uno stato che non ha saputo proteggerle, da una legge che ha tanto tardato ad arrivare anche da noi in Italia. Ragazze a volte sopravvissute per miracolo e che comunque porteranno sempre dentro il peso di questa esperienza. 

Annie Ernaux ha avuto il coraggio di tornare con la memoria a quei giorni che l’hanno profondamente cambiata e a restituire alla storia i risultati delle sue mancanze, dei ritardi, delle dimenticanze. Perché a rimetterci è sempre qualcuno che non lo merita e L’evento è qui a ricordarcelo. 

Titolo: L’evento

Titolo originale: L’ Évènement

Autrice: Annie Ernaux

Traduttore: Lorenzo Flabbi

Casa Editrice: L’Orma Editore

Pagine: 120