Si chiude un anno molto particolare per tutti, un anno che, credo, nessuno di noi si sarebbe aspettato. La vita a volte è strana e misteriosa, ci manda messaggi che non ci saremmo mai aspettati di ricevere e lo fa a volte in maniera brutale.

Come per tutti, anche per me questo è stato un anno difficile. Tuttavia, non mi sento di dire che vorrei dimenticarlo. La sofferenza e il dolore spesso sono grandi maestri e ci insegnano cose che altrimenti non avremmo imparato. Certo, mi rendo conto che questa pandemia iniziata proprio all’inizio di quest’anno abbia portato morte e sofferenza in molte case e non ho certo la pretesa di dire che tutti dovremmo in qualche modo anche ringraziare quest’anno per quello che ci ha insegnato. Ma io penso di doverlo fare. Penso di dover anche ringraziare il 2020 per quello che ho imparato.

Allo scoppio della pandemia di coronavirus, quando nessuno si aspettava ancora quello che sarebbe successo, sarebbe stato impensabile pressoché per chiunque immaginare di stare rinchiusi in casa per due mesi. E invece questo virus che si diffonde in maniera così rapida e facile ci ha costretti a un lockdown pressoché totale in primavera.

E proprio mentre la natura sbocciava in una delle primavere più belle degli ultimi anni, mentre gli animali si riappropriavano dei loro spazi e la natura esplodeva in tutto il suo splendore, noi esseri umani eravamo costretti ad assistere a tutto questo dai nostri terrazzi, assistendo anche, impotenti, alla moria che il virus stava portando con sé. Abbiamo avuto davanti ai nostri occhi immagini di morte, di sacrificio e di impotenza, ma mai di sconfitta, abbiamo lottato e stiamo ancora lottando contro un nemico invisibile che ci costringe a fare i conti con la nostra fragilità e la nostra vulnerabilità, che ci costringe ad ammettere che non siamo invincibili, che ci costringe, forse, a rivedere le nostre priorità.

Alla sofferenza per gli ammalati e i morti si aggiunge quella di chi ha perso il lavoro e si scontra ogni giorno con il problema di arrivare a fine mese. In una società materialista e consumista come la nostra non è certo un problema da poco.

Il mio 2020

Fino alla primavera del 2020 io avevo un’attività in proprio, insieme a due soci gestivo la mia piccola impresa, a mia piccola isola felice in cui offrivamo i nostri servizi di insegnanti ed educatori. Mi piaceva il mio lavoro, mi piaceva essere d’aiuto, mi piaceva trasmettere ciò che so. E mi piaceva farlo in quel modo e con quelle persone.

Nel 2017 avevamo investito nell’apertura di una nuova sede e questo ci era costato parecchio e le cose non erano ancora arrivate a regime, ma ci stavamo provando e il 2020 era partito decisamente molto bene. Fino all’arrivo del coronavirus, dove tutto il nostro castello ci è crollato miseramente addosso. Sono seguite settimane di interminabili telefonate e calcoli infiniti, di domande senza risposta e di incertezza non solo per il futuro, ma anche per il presente. Abbiamo chiuso l’attività per cui abbiamo lavorato duramente per sette anni, abbiamo lavorato tutta l’estate per la chiusura e ancora non abbiamo finito di chiudere conti e debiti.

È crollato tutto nel giro di poco, pochissimo. Un senso di fallimento si è impadronito di me e non mi lasciava più. Razionalmente sapevo che non avremmo potuto agire diversamente, ma emotivamente ero a pezzi. Ma non potevo permettermi di piangermi addosso troppo a lungo. C’erano lavori da fare, pratiche d sbrigare e un nuovo lavoro da inventarsi.

È stata molto dura, ho rischiato di non farcela a causa dell’incompetenza di certi enti che si spacciano per esperti nel campo dell’istruzione, ho speso tutto quello che avevo, ma alla fine sono riuscita ad inserirmi nelle graduatorie scolastiche per sperare di ricominciare da uno anziché da zero.

E ce l’ho fatta.

E per questo devo senz’altro ringraziare il 2020. Perché mi ha insegnato a lottare nonostante tutto. A non mollare anche quando avrei tanto voluto farlo.

Mi ha insegnato che, anche quando ti senti a terra, nulla è mai perduto completamente, che si può ricominciare anche alla mia età.

Mi ha insegnato che se hai qualcuno che crede in te non sarai mai perduto.

Mi ha insegnato che nel dolore si può vedere più chiaramente l’essenziale, scevro da tutto l’ornamento superfluo.

E mi ha insegnato che è proprio vero che “ogni sofferenza è un compito affidatoti dalla tua anima”.

In questo 2020 dovevo crescere, dovevo imparare cose importanti, dovevo scontrarmi con i miei limiti e provare a superarli. E l’ho fatto. Ho iniziato questo cammino di crescita che non so dove mi porterà, ma so che sarà dove dovrò essere.

Quindi grazie 2020 per avermi fatto da maestro, ma ti devo anche dire che ora che finisci, mi aspetto un 2021 con qualche gioia in più per questa terra così devastata e per questa razza, gli esseri umani, così provata. Spero che abbiamo tutti imparato qualcosa da questo 2020, solo così potremmo aspettarci e sperare in un anno migliore.

Buon anno a tutti!

 

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