Era da quando frequentavo i primi anni delle superiori che non leggevo più Agattha Christie. A lei devo moltissimo, perché se si escludono i grandi romanzi come Piccole Donne e I ragazzi della via Paal, lei è stata colei che veramente mi ha fatto appassionare alla lettura, è stata la prima vera scrittrice che ho amato e grazie a lei ho iniziato a leggere con regolarità. Non le sarò mai abbastanza grata per avermi aperto le porte di un mondo così straordinario come quello dei libri. Nonostante tutto il suo merito, tuttavia, ho abbandonato presto i libri gialli per dedicarmi ad altri generi. Recentemente sono incappata per caso nella mini serie tv trasmessa su Sky tratta da Dieci Piccoli Indiani e questo ha riacceso in me la vecchia voglia di leggere Agatha Christie. E così, dopo tanti anni, eccomi a riprendere in mano questo romanzo. Confesso di averlo fatto con entusiasmo, ma anche con un po’ di timore, come sempre mi capita quando rileggo libri che mi sono piaciuti. Ma Agatha Christie non delude mai, era davvero una grandissima scrittrice, un talento genuino, e a distanza di 25 anni ho apprezzato molto questo suo romanzo.

Si tratta di un romanzo “nato da una lunga fase di elaborazione”, come ammise la stessa scrittrice, che segue i canoni dell’enigma della camera chiusa. Il crimine, o sarebbe meglio dire in questo caso i crimini, sono infatti commessi in un luogo circoscritto, un’isola inglese chiamata Nigger Island, e sono compiuti in circostanze che possono sembrare impossibili al lettore, che è pertanto incuriosito dallo scoprire come siano potuti accadere.

La trama

Dieci persone diverse vengono attirate a Nigger Island dai nuovi proprietari, il signor e la signora Owen, ognuno per una ragione diversa. La prima cosa strana che attira la nostra attenzione è che nessuno di loro conosce i signori Owen di persona.

Il vecchio giudice Wargrave da poco in pensione, è arrivato sull’isola per rincontrare una vecchia amica; la signorina Vera Claythorne, insegnante di ginnastica in una scuola di terz’ordine, è lì perché è stata assunta come segretaria per il periodo estivo; Philip Lombard, ex capitano ed esploratore dal passato burrascoso, ha accettato un lavoro non ben definito sull’ isola perché in crisi finanziaria; la signorina Emily Brent, una vecchia e rigida zitella dai principi inflessibili e dai modi bigotti ha accettato un soggiorno gratuito in casa della signora Owen; il generale Macarthur, veterano della prima guerra mondiale, vedovo da lungo tempo, è arrivato sull’isola per un incontro con vecchi amici; il dottor Armstrong, stimato chirurgo di successo, ha accettato di curare la signora Owen per un lauto compenso; Tony Marston, giovane, bello e ricco, amante delle feste e della bella vita ha accettato volentieri un invito a una festa esclusiva; William Blore, ex poliziotto che si è dato alla carriera di investigatore privato è stato ingaggiato per proteggere i gioielli della signora Owen; e infine i coniugi Rogers, ingaggiati come servitù, lui come maggiordomo e lei come cuoca e domestica.

Cosa accadrà?

Tutti sono ansiosi di incontrare i loro ospiti, i quali però non si fanno vedere con il pretesto di un ritardo. Sarà ben presto chiaro che ognuna delle persone arrivate a Nigger Island invitate dai signori Owen nasconde dei segreti, e c’è qualcuno che sembra conoscere tutti questi segreti. Chi sono questi signori Owen e perché non si fanno vivi? Come fanno a conoscere segreti sepolti nelle vite passate di ciascuno di questi invitati? Nessuno di loro si conosceva prima, e nessuno di loro conosceva i signori Owen, eppure tutti hanno accettato l’invito. Ogni invitato ha trovato incorniciata nella propria stanza una filastrocca per bambini che si rivelerà presto la chiave di molti misteri e al posto dei signori Owen, durante la cena, improvvisamente aleggia nella stanza una voce penetrante che li accusa di essere tutti assassini. Dieci assassini intrappolati su un’isola, isolati dal resto del mondo, a loro volta vittime: è l’inizio di un incubo. A chi appartiene la voce? Chi li sta perseguitando? Da cosa e da chi si devono guardare le spalle? L’assassino è uno di loro o qualcun altro si nasconde sull’isola? Da questo momento in poi, nessuno può più dormire sonni tranquilli…

L’autrice

L’autrice di capolavori come Assassinio sull’Orient Express e Poirot sul Nilo non delude mai, Dieci Piccoli Indiani è un piccolo capolavoro, che mostra il meglio della capacità narrativa della Christie. Tutta la trama è sorretta da una logica ferrea e molto ben delineata, lo stile è come sempre scorrevole e lineare, il lettore si sente disorientato ad un certo punto da ciò che succede, ma l’abilità della Christie sta proprio in questo: disorientare senza confondere. Sorprende il lettore con nuovi intrecci e nuove informazioni, sfidandolo a trovare a soluzione all’enigma. Pur senza indugiare in descrizioni dettagliate e morbose del sangue e della violenza, cattura il lettore e lo tiene incollato alle pagine, anche attraverso il suo proverbiale umorismo.

Agatha Christie non è stata solo una grandissima scrittrice di romanzi gialli, non è stata solo la fortunata creatrice di due straordinari personaggi quali Miss. Marple e Hercule Poirot, è stata anche una grande osservatrice del suo tempo. Nelle sue opere, infatti, troviamo l’Inghilterra dalla Grande Guerra fino agli anni settanta in tutte le sue sfaccettature. Se non avete mai letto nulla di suo, vi invito ad iniziare e scoprirete di sicuro perché è stata definita “la regina del giallo” e ancora nessuno è riuscito a spodestarla dal suo trono.

Titolo: Dieci Piccoli Indiani

Titolo originale: Ten Little Niggers

Casa editrice: Mondadori

Traduzione: Lorenzo Flabbi

Pagine: 210

2 commenti
  1. Sabina
    Sabina dice:

    Ciao! Anche per me Agatha Christie è stata l’autrice che mi ha fatto appassionare alla lettura. “Dieci piccoli indiani” è sicuramente uno di quelli che mi è rimasto meglio impresso nella memoria. Grazie alla tua recensione, credo che andrò a rileggerlo😉

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    • Unlibropercappello
      Unlibropercappello dice:

      Ciao Sabina, sono felice di averti fatto tornare la voglia di rileggerlo, fammi sapere poi che ne pensi. Come sarà rileggerlo dopo tanti anni?

      Rispondi

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