Etty Hillesum era un’ebrea olandese che morì a 27 anni ad Auschwitz nel novembre del 1943. Il suo diario è una delle testimonianze più belle, vere e dense di significato che io abbia mai letto. 

Il diario di Etty inizia domenica 9 marzo 1941 e fino a che poté scrivere annotò ed esaminò tutto ciò che poteva: rapporti con le persone, stati d’animo, riflessioni, la situazione degli ebrei dell’epoca. Ricercò le origini della sua esistenza e trovò alla sorgente un atteggiamento verso la vita che si può definire di “altruismo radicale”. 

La dimensione dell’umano

All’inizio del 1941 Etty conobbe un uomo, Julius Spier (che lei annoterà sempre nel diario come S.) fondatore della psicochirologia, vale a dire lo studio delle linee della mano (clicca qui per saperne di più). Spier sarà da quel momento al centro dei suoi pensieri e sarà per lei un grande maestro, un grande amico e forse anche un grande amore. Fu lui ad avviarla alla ricerca dell’essenziale, dell’umano, in totale contrasto con l’inumanità che c’era intorno a lei. 

Le sue pagine hanno una grande dimensione spirituale, ma senza dogmi, senza chiese, parla a Dio come a se stessa, parla al dio che è dentro di lei. 

Io vivo, vivo pienamente e la vita vale la pena viverla ora, oggi, in questo momento; e se sapessi di dover morire domani direi: mi dispiace molto, ma così com’è stato, è stato un bene.

Mentre tutto intorno a lei avvenivano arresti, deportazioni, terrore, Etty si interrogava sul senso della vita e sull’amore, anziché l’odio. 

[…] la mia consapevolezza di non essere capace di odiare gli uomini, malgrado il dolore e l’ingiustizia che ci sono al mondo, la coscienza che tutti questi orrori non sono come un pericolo misterioso e lontano al di fuori di noi, ma che si trovano vicinissimi e nascono dentro di noi. E perciò sono molto più familiari e assai meno terrificanti. Quel che fa paura è il fatto che certi sistemi possano crescere al punto da superare gli uomini e da tenerli tutti in una morsa diabolica, gli autori come le vittime […]

Un grande insegnamento

Etty conosce l’odio, l’oppressione e il sadismo, conosce il dolore e la persecuzione e, nonostante sia dalla parte delle vittime di un sistema che fomenta odio e crudeltà, ha scelto di alimentare l’amore e la bellezza della vita. Tuttavia, si chiede anche se sarà capace di portare avanti tutto il suo lavoro spirituale e farlo fruttare anche in condizioni avverse, se il suo amore per la vita e gli esseri umani rimarrà tale anche fuori dalle sue comodità. Sappiamo dalle sue pagine e da una lettera dell’amico Jopie Vleeschouwer alla famiglia che, sì, ci è riuscita. Non solo è riuscita a mantenere la sua dimensione spirituale anche in condizioni decisamente avverse, ma ha anche donato luce e amore a chi ne aveva bisogno. 

Così giovane eppure già un’anima così bella e profonda!

Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. 

Il dolore e la morte

Nelle pagine del suo diario troviamo anche una profonda riflessione sul dolore e su come esso faccia parte della vita e sia necessario integrarlo in essa e accettarlo, apprezzando ugualmente la vita. Tutto dipende da ciò che c’è dentro di noi, “e dentro di te c’è qualcosa che non ti abbandonerà mai più”. 

Il dolore ha sempre preteso il suo posto e i suoi diritti, in una forma o nell’altra. Quel che conta è il modo con cui lo si sopporta, e se si è in grado di integrarlo nella propria vita e, insieme, di accettare ugualmente la vita.

Il suo occhio non si distanzia mai dalla realtà che vive, da quello che sta succedendo intorno a lei e che capiterà anche a lei. Il 3 luglio 1942 scrive:

Dobbiamo trovare posto per una nuova certezza: vogliono la nostra fine e il nostro annientamento, non possiamo più farci nessuna illusione al riguardo, dobbiamo accettare la realtà per continuare a vivere.

Questa consapevolezza pesa su di lei, anche se non perde mai il suo spirito e la sua attitudine verso la vita. La possibilità della morte è contemplata e integrata nella sua vita e questo l’aiuta a non perdere mai la sua spiritualità e ad aiutare gli altri. La morte è parte fondamentale della vita, senza la morte la vita sarebbe solo un frammento. 

Così, in un modo o nell’altro, la vita diventa un insieme compiuto; ma si fa veramente assurda non appena se ne accetta o rifiuta una parte a piacere, proprio perché essa perde allora la sua globalità e diventa tutta quanta arbitraria. 

Altruismo radicale

Anche nei momenti più difficili, non smette mai di avere fiducia, di pensare che la vita è bella e buona. Non c’è odio in lei, né amarezza, ma solo accettazione e tanto amore universale. Sono grandi gli insegnamenti che possiamo trarre da questa giovane anima. 

E anche dopo essere partita per Westerbork, il campo di transito prima della deportazione ad Auschwitz, anche dopo la dipartita del suo amato mentore e amico, anche nella malattia Etty scrive:

Ho imparato che un peso può essere convertito in bene se lo si sa sopportare.

Non c’è spazio per l’odio perché c’è tanto lavoro da fare in noi stessi è il messaggio potentissimo di Etty, che oggi come non mai è attuale. In un mondo nel quale siamo giornalmente bombardati da discorsi d’odio, di razzismo, di divisione, di egoismo dovremmo volgerci a queste parole con umiltà e cuore aperto e fare nostri i suoi insegnamenti.

Più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo. A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere.

Questo il desiderio di Etty, poco prima di morire. Compito nostro ora è far sì che questa morte prematura non sia avvenuta invano. 

 

Titolo: Diario

Autrice: Etty HIllesum

Traduzione: Chiara Passanti

Casa editrice: Adelphi

Pagine: 260

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