Il ritratto di Dorian Gray non ha certo bisogno di presentazioni, è il famosissimo capolavoro dello scrittore inglese Oscar Wilde. Wilde è stato scrittore prolifico, abile e brillante conversatore, dandy ed esteta, con un umorismo insolente e a volte stravagante, che ha caratterizzato buona parte della sua produzione letteraria. Nato e cresciuto a Dublino, vinse una bora di studio per Oxford, dove si fece conoscere per il suo acume e per le sue abilità oratorie. Fu introdotto nella cerchia dell’aristocrazia londinese (che poi sarà bersaglio del suo humor spietato) e divenne il leader del movimento estetico inglese.

Il ritratto di Dorian Gray

Il ritratto di Dorian Gray è l’unico romanzo di Wilde e rappresenta, in un certo senso, una sintesi delle teorie estetiche di Wilde riguardo una vita fatta di piacere e sensi come suprema forma d’arte. L’arte non dovrebbe essere dipendente dalla morale, né dovrebbe avere alcun fine diverso da quello della pura bellezza: l’arte è indipendente e fine a se stessa (art for art’s sake, l’arte per l’arte).

Dorian Gray è un giovane dalla straordinaria bellezza, la cui compagnia è ricercata da tutti in società. Lui non si rende conto della sua bellezza finché il pittore Basil Hallward non gli fa un ritratto che cattura meravigliosamente la sua bellezza. Dorian rimane molto colpito dalla perfezione della sua bellezza e sconvolto, allo stesso tempo, al pensiero che il passare del tempo distruggerà questo dono. Desidera ardentemente di non invecchiare mai e che sia invece il quadro a prendere su di sé i segni della sua decadenza. Il suo desiderio verrà esaudito, ma il quadro finirà per essere lo specchio della sua anima, piuttosto che del suo corpo.

Dorian si abbandona a una vita di piaceri e dissolutezze, spinto dalla ricerca del piacere e dal cinico amico Henry Wotton. La ricerca del piacere e della bellezza diventa il suo unico scopo nella vita, vive edonisticamente nel disprezzo della morale e incurante del fatto che la sua ricerca del piacere causerà morte e sofferenza intorno a lui.

La fine del romanzo sembra suggerire che ci sia un prezzo da pagare per una vita dissoluta dedita al piacere e l’infelicità di Dorian, nonostante tutto ciò che ha, è solo l’inizio di una spirale di dolore che porterà ad un tragico epilogo.

Edonismo e ricerca del piacere

Dorian Gray sembra inizialmente davvero puro e forse anche un po’ ingenuo, sembra quasi arrivare da un altro mondo, dove non esistono corruzione e immorlità. In questo mi ha ricordato molto il principe Miskin de L’idiota di Dostoevsky, un’anima pura e libera dalla corruzione del mondo. Poi, però, per entrambi le cose cambiano, anche se poi i due personaggi sono molto diversi tra loro. Dorian conosce Lord Henry Wotton, cinico e disilluso, che rimane così affascinato da Dorian che fa di influenzarlo il suo scopo principale e per questo dà il meglio (o il peggio, secondo i punti di vista) di sé per impressionarlo. E il ragazzo è così ingenuo, così avulso dai vizi e dalle passioni della vita, che lo segue ammaliato.

Si rendeva conto confusamente che dentro di lui agivano influenze del tutto nuove, e pur gli sembrava che provenissero in realtà da lui stesso. Le poche parole che gli aveva detto l’amico di Basil, parole dette indubbiamente a caso e piene di paradossi voluti, avevano toccato qualche corda segreta che non era mai stata toccata prima, e che egli ora sentiva vibrare e palpitaredi una strana pulsazione.

Curiosità e sete di conoscenza 

Dal momento in cui Dorian Gray ha incontrato Lord Henry a casa di Basil, in lui si è instillata una curiosità riguardo la vita, che cresce mano a mano che si sente gratificato dai piaceri che sta provando. Più conosce e più vuole conoscere. Trovo la sete di conoscenza non di per sé una cosa negativa, anzi, ma quando diventa ambizione tracotante (come accade in Frankenstein), ricerca spasmodica di risposte (come accade in Lo strano caso del dottor Jelyll e Mr. Hyde), oppure corsa cieca ed edonistica verso un obiettivo egoistico, come in questo romanzo, diventa potenzialmente disastrosa. La ricerca egoistica del piacere, la smania di far diventare la vita l’unica forma d’arte perfetta porterà Dorian alla rovina, come alla rovina sono stati portati Frankenstein e Jekyll.

Per lui, certo, la vita in se stessa era la prima e la più grande delle arti, per la quale tutte le altre arti sembravano costituire soltanto una preparazione.

Azioni e conseguenze

Quando si rende conto che il quadro sta effettivamente prendendo su di sé i segni dei suoi vizi e dei suoi peccati, Dorian Gray si spaventa e si ripromette di non peccare più, di resistere alle tentazioni e di non vedere più Lord Henry. Ma, poiché il quadro stava prendendo su di sé la decadenza della sua anima, Dorian non riesce nel suo proposito e, anzi, se possibile, la sua dissolutezza e la sua ricerca del piacere aumentano.

Soltanto gli esseri superficiali hanno bisogno di anni per liberarsi di un’emozione. Un uomo che sia padrone di se stesso può metter fine a un dolore con la stessa facilità con cui può inventare un piacere. Io non intendo essere alla mercé delle mie emozioni;  intendo servirmene, goderle e dominarle.

Poco a poco, tuttavia, i nodi cominciano a venire al pettine e le conseguenze delle sue azioni iniziano a pesare su Dorian come dei macigni.

Dorian Gray: vittima o fautore del suo destino?

Possiamo considerare il bello come portatore del male? In realtà è come se Dorian Gray fosse lui stesso una vittima che subisce i crimini che gli vengono attribuiti. Non è solo un narciso egoista, ma è lui stesso prigioniero di una situazione da cui non riesce ad uscire. Volere a tutti i costi far coincidere la vita con l’arte può essere considerata l’origine dei suoi  mali e la sua decadenza inizia in maniera violenta e brutale dopo che Dorian ha subito una cocente delusione da parte di Sybil Vane. Lei ha tradito l’ideale principe per Dorian, quello che fa coincidere la bellezza con la vita. Alla fine del romanzo l’unica cosa che rimane viva e che sopravvive all’uomo è l’arte, che si conferma avulsa dalla lotta tra il bene e il male di cui il romanzo è imperniato.

Ci sono tante cose interessanti in questo romanzo: interessanti riflessioni sulla bellezza e la gioventù, critiche alla superficialità di una società basata sulle apparenze, la condizione e l’opinione sulle donne che vigeva in quel periodo, l’arte, la bellezza. Tutti temi che Wilde porta avanti con maestria e grande abilità e anche in questo romanzo non si smentisce, inserendo caricature dell classe aristocratica con lo humor e l’acume che lo contraddistinguono. 

 

 

 

 

Titolo: Il ritratto di Dorian Gray

Titolo originale: The picture of Dorian Gray

Autore: Oscar Wilde

Casa editrice: Feltrinelli

Pagine: 261

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