Le Braci è un romanzo riflessivo e che porta a riflettere, uno di quei libri che, pur nella sua brevità, scava a fondo nell’animo umano e nelle sue passioni. Uno di quei libri che a me piacciono molto e di cui spesso rileggo alcune parti. Si tratta della storia di un’amicizia lunga e profonda, e delle crepe che si sono formate negli animi dei protagonisti. 

Come fratelli

Konrad e Henrik si sono conosciuti all’accademia militare di Vienna quando avevano 10 anni e fin dal primo momento si sono resi conto che quell’incontro li avrebbe vincolati per tutta la vita. I due ragazzi hanno iniziato a passare molto del loro tempo insieme e la loro amicizia si fa sempre più intima e profonda, fino a diventare un rapporto quasi simbiotico. 

Vissero insieme sin dal primo istante, come gemelli nell’utero materno. La loro amicizia era seria e silenziosa come tutti i grandi sentimenti destinati a durare una vita intera.  E come tutti i grandi sentimenti anche questo conteneva una certa dose di pudore e di senso di colpa. Non ci si può appropriare impunemente di una persona, sottraendola a tutti gli altri. 

L’unica cosa che li divideva era la loro opposta condizione economica: il vasto patrimonio di Henrik da un lato, la dignitosa povertà di Konrad dall’altro. Ma si volevano bene, di conseguenza quello che è alla stregua di un peccato originale, veniva perdonato, Henrik perdonava a Konrad la sua povertà e Konrad perdonava a Henrik  il suo patrimonio. 

Il segreto

Ma allora cosa è successo tra loro che li ha tenuti separati per ben 41 anni e li ha resi così diffidenti e astiosi l’uno con l’altro? C’è un segreto tra loro e apparentemente è talmente grande e forte da aver segnato tutta la loro esistenza da un certo punto in poi in maniera irreversibile. 

Una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione. 

L’amicizia è un sentimento profondo, una forma d’amore e in questo romanzo troviamo una profonda riflessione sull’amicizia, un sentimento puro, altruista, comprensivo, generoso come pochi altri.

Le braci

In un certo senso, tuttavia, questo è anche un libro sulla vendetta, una vendetta attesa a lungo e pazientemente, frutto di una passione di cui ora rimangono solo le braci. Quella passione che ha avvelenato il sangue, offuscato la ragione, in nome della quale sono state prese decisioni scellerate e nefaste. 

Le braci sono anche quelle di un’epoca ormai scomparsa, la fine dell’impero austro-ungarico che tanti ha lasciato orfani, e di quella cultura mitteleuropea che l’aveva reso grande. La Grande Guerra ha cambiato l’assetto dell’Europa ed ora, con un  nuovo conflitto mondiale alle porte, Henrik si chiede che senso abbia mantenere vive le braci di un dolore che non fa più male. Dunque, perché una vendetta, se non c’è più dolore? Sono risposte quelle che Henrik cerca, risposte che solo Konrad può dargli e solo dopo aver avuto queste risposte la porta potrà essere definitivamente chiusa. 

Cosa abbiamo guadagnato con il nostro orgoglio e la nostra presunzione?

Questo lungo monologo risulta una lunga riflessione sulla natura dell’essere umano, le sue passioni, il suo orgoglio, le sue ossessioni. Scritto con stile scorrevole ed elegante, parte lentamente per poi coinvolgere sempre più il lettore in un vortice emotivo da cui non si esce uguali a prima.

 

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